Madonna seicentesca di scuola dolciana, ovale dipinto

Ovale dipinto su tela, rintelato e ritoccato anticamente, con un telaio distorto che ne ha deformato la superficie pittorica, coperta da vernice alterata e brunita. Il dipinto porta sul retro una scritta che annota "Giovin (Carlin) Dolze". Il riferimento è sicuramente a Carlo Dolci (1616-86), di cui una copia esatta si trova alla Galleria Sabauda, attribuita alla scuola del pittore fiorentino.

Una volta tolto il telaio deformato, la tela è stata messa in trazione leggera. Si notano già sotto i raggi UV che vi sono ritocchi e superfetazioni sulla parte bassa del quadro.
La messa in distensione della fibre della tela è avvenuta con l'applicazione di una pelle di camoscio leggermente umida per 15 minuti e sotto la pressione di pesetti, sempre in trazione elastica.
La pulitura è avvenuta dopo il test di Cremonesi-Wolbers con una miscela di alcool-ligroina addensate. Sono comparse e sono state rimosse le varie lacune e stuccature debordanti l'originale, in particolare sulla mano. 


Dopo la pulitura l'opera è stata rimontata su un telaio nuovo e riverniciata con Vernice da ritocco al 30%

Si possono notare i colori più vivi del manto, di tonalità verde smeraldo scuro, e l'incarnato più chiaro. Il ritocco pittorico è stato eseguito a puntinato con colore a vernice mastice


Un particolare del nuovo telaio con la superficie appianata

4 disegni con diversi inchiostri, Antonio Diziani


Esemplare di 4 disegni originali di Antonio Diziani eseguiti a penna e inchiostri in cattivo stato di conservazione, con presenza di gore d'umidità, muffe e imbrunimenti

La qualità del disegno e dell'acquerellatura hanno mantenuto la loro vivacità nonostante gli attacchi di insetti, l'acidificazione della carta e la formazione di muffe biancastre e virate verso il rosso e l'ocra.


Si possono notare i segni di colature d'acqua, brunite per l'acidificazione e il deposito di polvere superficiale.

Si può notare l'uso di almeno tre toni di inchiostro, usati per dare degli effetti di profondità, che non si sono alterati troppo.

Il retro mostra l'attacco di muffe pigmentate, partite dal fondo.

Dopo adeguata spolveratura e sgommatura co polvere di gomma naturale, l'operazione congiunta di deacidificazione e ossidoriduzione con composti di Calcio acetato, propionato e TBAB in un gel rigido di Gellano hanno permesso di pulire le opere senza muovere la delicata superficie grafica e pittorica
Sul supporto di gel rigido ho potuto aggiungere delle locali applicazioni di carta assorbente per ridurre le macchie brunite
La soluzione di TerzButilAmminoBorano (TBAB) ha permesso un lieve sbiancamento della carta che ha ottenuto l'effetto di rendere più leggibile l'impianto compositivo e i contrasti tonali
Il fondo e il passepartout sono stati eseguiti con cartone durevole per la conservazione museale

Due immagini religiose popolari del Sudamerica, su lastre metalliche, XVIII-XIX sec.

Madonna del Rosario, dipinto su lastra di Zinco, 10 x 6 cm,  in alcuni punti ossidata, forata  e abrasa dall'usura. Sono presenti macchie di cera e macchie organiche brune.

Dipinto restaurato, con una pulitura a solvente (miscela di MEK e alcool al 50%, e ligroina) per la superficie, raschiatura dell'ossidazione più evidente e trattamento con acido tannico, reintegrazione dei fori con carta giapponese a media grammatura, ritocco pittorico con colori a vernice, verniciatura protettiva con vernice da ritocco.

Incoronazione di Maria, dipinto su lastra di rame, sec. XVIII, con presenza di ossidazioni e abrasioni della superficie, macchie di cera e di sporco da particolato carbonioso. 

Dipinto nello stato finale, dopo la pulitura tramite miscele di solventi organici, rimozione delle ossidazioni e trattamento con acido tannico, ritocco pittorico con colori a vernice e protezione finale con resina naturale.

Bodhisattva su cane celeste, una scultura cinese policroma del XV secolo.

Bodhisattva che monta un cane celeste, statua di legno policromo di origine cinese, forse del XV sec, proveniente dal mercato antiquario birmano, di proprietà privata. Vi sono diverse mancanze in alcuni particolari della corona fiammeggiante, della mano alzata e molti distacchi e sollevamenti degli strati pittorici.
Particolare delle mancanze delle dita della mano alzata, che sorregge una bacca. Si nota in generale uno strato di sporco da depositi di polvere e particolato depositati sulla superficie. 

Primo passaggio di spolveratura con pennellesse morbide e pulitura con un'emulsione grassa leggermente basica.

Particolare della ricostruzione delle dita con un impasto a base di Araldite
Ricostruzione di alcune fiammelle della corona con una stuccatura finale e ritocco pittorico, fissaggio e consolidamento di una fessura centrale.
Pulitura finale, fissaggio dei sollevamenti, con una stuccatura delle lacune tramite gesso e colla animale e ritocco delle
stesse con acquerello. Verniciatura finale con resina alifatica al 10% in ligroina.

Versione finale  restaurata della statua del Bodhisattva che regge il rotolo sacro.




iconostasi colonizzata da bacillus

La serie di icone appartiene alla chiesa di S. Geremia e Lucia a Venezia, è opera dell'iconografo G. Raffa, eseguita con la tecnica tradizionale della tempera al tuorlo d'uovo

le superfici presentano macchie bianche abbastanza tenacemente fissate, effetto di una diffusa colonnizzazione microbiologica che deturpa soprattutto i manti in blu di lapislazzulo e gli incarnati, e segno di un'azione di degrado del legante proteico e lipidico della tempera

le macchie sfarinano ma restano presenti sulla superficie: le analisi di tamponi sterili hanno individuato colonie convergenti di Penicillium lanosum, Penicillium sp e di Aspergillus niger, localizzate soprattutto sulla superficie ruvida e non protetta da un sufficiente strato di vernice

la microaspirazione ha permesso di eliminare la presenza superficiale della componente pulvirulenta delle muffe, e un'applicazione a tampone di una soluzione idroalcoolica ha permesso una prima disinfezione

l'applicazione finale di un biocida specifico, l'Algochene, sia direttamente sulla superficie che veicolato nella composizione della vernice protettiva, ha permesso di debellare la presenza delle muffe e di essere efficace come preventivo per un lungo monitoraggio futuro

icona russa del sec. XVII, riadesione degli strati pittorici


L'icona raffigurante San Nicola era interessata in numerosi punti della superficie dal sollevamento del film pittorico, ridotto in scaglie, tipiche della craquelure che si forma per una riduzione dell'adesione al sostrato in gesso e colla, per il cambiamento delle tensioni tra policromia (tecnica della tempera all'uovo) e supporto dovute a sbalzi di temperatura e umidità relativa.

Nel particolare si notano le scodellature dello strato superficiale e le numerose cadute di colore, dentro le lacune si può osservare a volte il colore del gesso di preparazione del supporto.

Con l'infiltrazione tramite ago di siringa e tramite imbibizione per capillarità di colla di storione al 5%, si è potuto far riaderire le scaglie con una spianatura molto delicata, e in seguito colmare le lacune millimetriche con un impasto di gesso e colla di coniglio. Le microfotografie sono state prese ad un ingrandimento superiore al 50x
Si è proceduto ad un minimo intervento di ritocco pittorico solo nelle lacune stuccate, con colori ad acquerello
L'intervento ha mirato a consolidare principalmente lo strato superficiale pittorico e a ridurre al minimo ogni inserzione di carattere estetico, solamente per adeguare la percezione ad un unitario quadro compositivo 

After sunset, coast of Kent - un acquerello di W.S. Cooper, 1883



L'acquerello è stato montato su un cartone rigido con passepartout, con colla di origine animale sia su tutta la superficie del verso che sui bordi dell'originale sul recto, lasciando sull'opera delle macchie molto resistenti e deturpanti.
Il verso del cartone di supporto, fortemente acido

Si è proceduto con una sgommatura dello sporco superficiale utilizzando una spugnetta di lattice morbida

La rimozione delle tracce di colla animale è avvenuta con specilli di cotone inumiditi di saliva artificiale e punta di bisturi, dopo aver agito anche con gel rigido di agarosio


L'opera è stata reinquadrata mettendo in risalto tutta la superficie nuovamente visibile, montata su cartone neutro per la conservazione in fibra di cotone

Un acquerello inglese, fine sec. XIX

L'acquerello è montato su un cartone fortemente acido, su tutta la superficie del verso. Una serie di aloni ossidati e bruniti al centro, veicolati dal cartone e prodotti probabilmente da una colatura di umidità, ha compromesso la lettura ottimale dei pigmenti.

Il verso del cartone che presenta una macchia fortemente brunita dall'ossidazione, che ha trasferito per contatto sull'opera un alone bruno. Il cartoncino è stato rimosso e conservato dopo deacidificazione e controfondatura su carta giapponese.
Primo risultato dell'operazione di abrasione a secco del cartone di montaggio. Successivamente si è nebulizzata una soluzione di Borane-tert-butylamine complex (BTB) al 2% in alcool etilico al 99%, per favorire un processo di ossido-riduzione e deacidificazione, e complementare effetto di leggero sbiancamento
L'acquerello è stato spolverato con pennellessa morbida e poi leggermente sgommato da sporco superficiale in molti punti sia con polvere di gomma naturale che con l'utilizzo di spugnetta in lattice.
L'opera è stata ritoccata con un gessetto bianco nelle zone centrali laddove rimanevano tracce di aloni bruni
L'opera è stata montata su cartone neutro per la conservazione e incorniciata da passepartout dello stesso materiale