iconostasi colonizzata da bacillus

La serie di icone appartiene alla chiesa di S. Geremia e Lucia a Venezia, è opera dell'iconografo G. Raffa, eseguita con la tecnica tradizionale della tempera al tuorlo d'uovo

le superfici presentano macchie bianche abbastanza tenacemente fissate, effetto di una diffusa colonnizzazione microbiologica che deturpa soprattutto i manti in blu di lapislazzulo e gli incarnati, e segno di un'azione di degrado del legante proteico e lipidico della tempera

le macchie sfarinano ma restano presenti sulla superficie: le analisi di tamponi sterili hanno individuato colonie convergenti di Penicillium lanosum, Penicillium sp e di Aspergillus niger, localizzate soprattutto sulla superficie ruvida e non protetta da un sufficiente strato di vernice

la microaspirazione ha permesso di eliminare la presenza superficiale della componente pulvirulenta delle muffe, e un'applicazione a tampone di una soluzione idroalcoolica ha permesso una prima disinfezione

l'applicazione finale di un biocida specifico, l'Algochene, sia direttamente sulla superficie che veicolato nella composizione della vernice protettiva, ha permesso di debellare la presenza delle muffe e di essere efficace come preventivo per un lungo monitoraggio futuro

icona russa del sec. XVII, riadesione degli strati pittorici


L'icona raffigurante San Nicola era interessata in numerosi punti della superficie dal sollevamento del film pittorico, ridotto in scaglie, tipiche della craquelure che si forma per una riduzione dell'adesione al sostrato in gesso e colla, per il cambiamento delle tensioni tra policromia (tecnica della tempera all'uovo) e supporto dovute a sbalzi di temperatura e umidità relativa.

Nel particolare si notano le scodellature dello strato superficiale e le numerose cadute di colore, dentro le lacune si può osservare a volte il colore del gesso di preparazione del supporto.

Con l'infiltrazione tramite ago di siringa e tramite imbibizione per capillarità di colla di storione al 5%, si è potuto far riaderire le scaglie con una spianatura molto delicata, e in seguito colmare le lacune millimetriche con un impasto di gesso e colla di coniglio. Le microfotografie sono state prese ad un ingrandimento superiore al 50x
Si è proceduto ad un minimo intervento di ritocco pittorico solo nelle lacune stuccate, con colori ad acquerello
L'intervento ha mirato a consolidare principalmente lo strato superficiale pittorico e a ridurre al minimo ogni inserzione di carattere estetico, solamente per adeguare la percezione ad un unitario quadro compositivo 

After sunset, coast of Kent - un acquerello di W.S. Cooper, 1883



L'acquerello è stato montato su un cartone rigido con passepartout, con colla di origine animale sia su tutta la superficie del verso che sui bordi dell'originale sul recto, lasciando sull'opera delle macchie molto resistenti e deturpanti.
Il verso del cartone di supporto, fortemente acido

Si è proceduto con una sgommatura dello sporco superficiale utilizzando una spugnetta di lattice morbida

La rimozione delle tracce di colla animale è avvenuta con specilli di cotone inumiditi di saliva artificiale e punta di bisturi, dopo aver agito anche con gel rigido di agarosio


L'opera è stata reinquadrata mettendo in risalto tutta la superficie nuovamente visibile, montata su cartone neutro per la conservazione in fibra di cotone

Un acquerello inglese, fine sec. XIX

L'acquerello è montato su un cartone fortemente acido, su tutta la superficie del verso. Una serie di aloni ossidati e bruniti al centro, veicolati dal cartone e prodotti probabilmente da una colatura di umidità, ha compromesso la lettura ottimale dei pigmenti.

Il verso del cartone che presenta una macchia fortemente brunita dall'ossidazione, che ha trasferito per contatto sull'opera un alone bruno. Il cartoncino è stato rimosso e conservato dopo deacidificazione e controfondatura su carta giapponese.
Primo risultato dell'operazione di abrasione a secco del cartone di montaggio. Successivamente si è nebulizzata una soluzione di Borane-tert-butylamine complex (BTB) al 2% in alcool etilico al 99%, per favorire un processo di ossido-riduzione e deacidificazione, e complementare effetto di leggero sbiancamento
L'acquerello è stato spolverato con pennellessa morbida e poi leggermente sgommato da sporco superficiale in molti punti sia con polvere di gomma naturale che con l'utilizzo di spugnetta in lattice.
L'opera è stata ritoccata con un gessetto bianco nelle zone centrali laddove rimanevano tracce di aloni bruni
L'opera è stata montata su cartone neutro per la conservazione e incorniciata da passepartout dello stesso materiale

Dipinto su tela strappata e deteriorata, sec. XIX

Il dipinto presenta uno strappo esteso, alcune lacune, diverse abrasioni superficiali, e un forte imbrunimento della vernice protettiva. Non risultano segni di un precedente intervento, il telaio è originale. 

Nel dettaglio si può notare lo squarcio e il grado di aridità della tela originale, probabilmente di cotone o canapa, con tessitura fitta e regolare, senza sfilacciature ai bordi della lacerazione. Lo sporco superficiale e l'annerimento della vernice non permettono di apprezzare l'incarnato e il tratto delicato.

Si è proceduto a rinsaldare lo strappo e supportare la tela originale con una tela di tessuto non tessuto, applicata con adesivo plexisol su tavolo aspirante.
Dopo la pulitura, avvenuta con un gel acquoso di soluzione chelante a PH 8, si è proceduto alla stuccatura delle numerose lacune con un impasto di gesso e colla animale.

Il dipinto è stato ritensionato sul suo telaio originale ed è stato scelto un ritocco a puntini con colori ad acquerello e una verniciatura protettiva con vernice da ritocco.